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L`ALCHIMIA DEI COLORI. L`arte della scagliola nella collezione fiorentina Bianco Bianchi

17 November 2015–28 February 2016

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Mostra internazionale “L`alchimia dei colori. L`arte della scagliola nella collezione fiorentina Bianco Bianchi” è un progetto realizzato congiuntamente dai proprietari, Alessandro ed Elisabetta Bianchi, della collezione privata Bianco Bianchi, dal Museo Nazionale Palazzo dei Granduchi di Lituania e dall`Accademia d`Arte di Vilnius. La mostra, rivolgendosi a tutti gli amanti della cultura in Lituania, agli studiosi dell`arte e ai restauratori, presenta la nobile e raffinata arte della scagliola. Sorta alla fine del Cinquecento come una pratica artigianale, innalzatasi poi alle più alte vette artistiche grazie al genio e all`abilità dei grandi maestri, in seguito è caduta nell`oblio alla fine dell`Ottocento per essere nuovamente riscoperta nella seconda metà del secolo scorso continuando ad affascinare gli artisti e gli amanti dell`arte. La mostra che giunge a Vilnius da Firenze, oltre a illustrare una tecnica artistica per molti ancora sconosciuta, dà la possibilità di conoscere la singolare collezione Bianco Bianchi. Il progetto si inserisce tra gli altri che il Palazzo dei Granduchi di Lituania organizza insieme ai propri partner italiani ai fini di restituire la memoria storica dei legami culturali e artistici fra Italia e Lituania, stimolando in questo caso, il confronto tra gli impressionanti intarsi della scagliola nati in Italia e i riflessi di tecniche simili o identiche praticate in Lituania.

La scagliola è un’arte e insieme una tecnica artistica in cui la pietra selenite, con l’aggiunta di una miscela composta di pigmenti e di colla di pesce, si adopera per creare una varietà di intarsi o perfino effetti pittorici su una superficie che ricorda una tela mesticata. La tecnica della scagliola si basa su un gesso di tipo particolare, selenite, che si trova in abbondanza sotto forma di lamelle o scaglie (da qui il nome) in Italia, nella regione montuosa degli Appennini. Il minerale si caratterizza per un elevato grado di trasparenza, limpidezza e biancore perlaceo, motivo per cui talvolta viene chiamato Pietra di Luna; del resto anche lo stesso termine “selenite” deriva dal nome della dea greca Selene, personificazione della Luna. Cotta a un’elevata temperatura, la selenite si trasforma in un gesso adatto per gli usi artistici che viene poi macinato in una polvere finissima ed infine setacciato. Per creare un impasto modellabile ci vengono aggiunte delle colle organiche diluite in acqua; la sostanza plasmabile che ne deriva viene ulteriormente arricchita di pigmenti ottenendo così una varietà cromatica. Sulla lastra di marmo, di pietra o di altro materiale viene inciso poi il disegno dell`immagine che si vuole creare, scavandone i contorni in profondità. I solchi scavati vengono allora riempiti dall’impasto della scagliola. Le varie sfumature e i particolari più fini del disegno o dell`ornamento si ottengono con l`esecuzione, sulla superficie decorata da intarsi della scagliola levigata, di altre incisioni più minute che vengono poi di nuovo riempite dall’impasto della scagliola di sfumature cromatiche diverse. Prima di aggiungere ogni nuovo colore viene praticato un incavo per ospitare l`impasto di tale colore. Infine si termina levigando con pietre speciali la superficie dell`opera che diviene lucida come una pietra preziosa. Le fasi di lavorazione della scagliola sono lunghe, complesse e richiedono una grande perizia tecnica, esperienza e meticolosità. Nel Settecento, quando la tecnica della scagliola si è particolarmente evoluta, i motivi decorativi sembravano quasi ritoccati a pennello. La tecnica del ritocco pittorico con scagliola liquida, per ottenere sfumature cromatiche, verrà invece ampiamente utilizzata a partire dall`Ottocento.

La scagliola, mescolata con vari pigmenti, permette di ottenere imitazioni di altri materiali quali il marmo o le altre pietre dure creando così splendide decorazioni musive. La tecnica della scagliola, imitando il marmo, è adatta anche per il rivestimento di pareti e di pavimenti. Può essere adoperata per la decorazione di cornici, colonne, piani di tavolo, oggetti destinati all’uso liturgico o decorativo, così come per la creazione di vere e proprie opere pittoriche. Come fenomeno d`arte questa tecnica nasce alla fine del Cinquecento ma solo nelala Firenze della prima metà del Seicento, governata dalla dinastia medicea distintasi per un raffinato gusto artistico e mecenatismo, si impone sulla scia del ritorno della moda per gli intarsi di pietre preziose e per le pietre dure fiorentine. Effettivamente, la scagliola si prestava benissimo per l`imitazione dei marmi preziosi di qualsiasi tipo e poteva essere adoperata da artisti di diversi paesi. L`alto livello artistico degli oggetti in scagliola suscitava meraviglia e ammirazione: questa tecnica singolare godeva, infatti, di grande successo presso le corti dei sovrani e dei principi italiani e europei ed era largamente adoperata nella decorazione delle chiese di stile barocco prestandosi molto bene alla creazione di effetti illusionistici di grande impatto emotivo, caratteristici di quell’ epoca.

Le opere in scagliola storiche dei secoli XVII -XIX e quelle contemporanee, provenienti tutte dalla collezione Bianco Bianchi ed esposte alla mostra di Vilnius, illustrano le vicissitudini storiche di questa tecnica artistica: i motivi della formazione e le origini, la fioritura e la varietà, il declino e la rinascita nelle creazioni dei secoli XX e XXI. La mostra presenta pannelli, piani di tavolo e mobili decorati con la tecnica della scagliola. Dal totale di 21 reperto presentato alla mostra ben nove risalgono al Seicento, otto rappresentano il Settecento e altri due riflettono le mode dell`Ottocento. La collezione fiorentina Bianco Bianchi per la propria varietà tipologica e geografica è una delle raccolte della scagliola più ricche al mondo. Attualmente ne fanno parte ben 130 pezzi tra opere e frammenti che risalgono al periodo tra il XVII e il XIX sec. e rappresentano le maggiori botteghe italiane e europee. Dalla metà dell`Ottocento la tecnica della scagliola era caduta nell`oblio e se un appassionato ricercatore, Bianco Bianchi (Firenze, 1920-2006) non si fosse intestardito nel voler riproporre l`arte della “Meschia”, come si chiamava anticamente, oggi non avremmo altro che reperti di altri tempi.

La tecnica della scagliola è stata riscoperta da Bianco Bianchi in modo del tutto casuale nei primi anni Sessanta del secolo XX, mentre ammirava le opere di Enrico Hughford e dei suoi allievi esposte nei musei di Firenze. Successivamente, la curiosità mista ad ammirazione, ha ispirato i suoi primi tentativi di ricreare con precisione la tecnica tradizionale nelle opere nuove. Il successo che le sue prime opere hanno riscosso negli Stati Uniti determinò in maniera definitiva la sua scelta: all`inizio degli anni Settanta, infatti, Bianco Bianchi lascia il suo posto da impiegato presso il Ministero della Difesa italiano e si dedica esclusivamente all`arte della scagliola, occupandosi sia della creazione di nuove opere, sia della raccolta e del restauro di quelle antiche. Il suo laboratorio in via di Rusciano era allora l`unico che si dedicava alla scagliola a Firenze e il solo in Europa a specializzarsi nei restauri dello stucco marmorizzato. Con gli anni, l`attività e la produzione di Bianco Bianchi sono diventate in tutto il mondo sinonimo della tecnica fiorentina della scagliola. Il fatto che a Firenze vi siano laboratori, seppur pochi, ma di altissimo livello, che mantengono tuttora viva la tradizione di questa tecnica, è un grande merito di Bianco Bianchi. Oggi i figli di Bianco Bianchi, Alessandro e Elisabetta, coadiuvati dai validi collaboratori, continuano la tradizione delle opere in scagliola e del restauro. Le commissioni per le decorazioni di interni di case o palazzi con manufatti in scagliola di gusto antico o contemporaneo, creati secondo le più genuine tecniche artigianali, arrivano al laboratorio da tutto il mondo. La tecnica, l`esperienza, la capacità creativa e l`abilità di disegno nella realizzazione dei più complessi soggetti, una vasta gamma di manufatti da inserire in arredamenti antichi e moderni, la raffinata eleganza degli ornati e l`armoniosa, equilibrata scelta dei colori, oltre alla meticolosità dell`esecuzione, fanno delle opere in scagliola dei Bianchi “pezzi unici”, documenti di un`arte che risale al periodo del nostri giorni. Oggi come ieri il laboratorio Bianco Bianchi si dedica anche all`attività di restauro, lavorando con Soprintendenze, Musei, collezionisti e antiquari.

Il promotore dell`arte della scagliola Bianco Bianchi è stato anche un collezionista competente. Infatti, negli anni in cui i manufatti in scagliola non erano ancora dovutamente apprezzati, ha raccolto una collezione di altissimo valore, unica nel proprio genere, di cui una parte preziosissima viene ora esposta a Vilnius. Nella mostra al Palazzo dei Granduchi di Lituania figurano anche due capolavori del più celebre artefice della scagliola attivo in Toscana, Enrico Hughford (Firenze, 1695–1771), che aveva trasformato la scagliola da “semplice” artigianato a vera arte, riuscendo in quell`epoca ad affascinare il granduca di Toscana e altri sovrani europei. Una di queste due opere esposte alla mostra raffigura il Castel Sant`Angelo, l`altra il Palazzo del Quirinale a Roma. Le novità tecniche di Enrico Hughford ampliarono le potenzialità espressive della scagliola: in quell`epoca, infatti, essa veniva adoperata per imitare gli intarsi di pietre dure, ma con lui si trasformò in una vera e propria ramificazione autonoma dell`arte. Le opere di Enrico Hughford, caratterizzate da composizioni meticolose con colori a pastello, avevano uno splendore intenso ed una superficie talmente limpida e chiara da sembrare collocata sotto un vetro. Ciò si adattava ai gusti artistici del tardo Settecento e determinò il diffondersi della moda dei quadri in scagliola. In tal modo, dall`esecuzione a intarsi, si passò gradualmente alla creazione di veri e propri effetti pittorici. L`eccezionale splendore e la compattezza marmorea di queste opere ci continuano a sorprendere ancora oggi, tanto da risultarci tutt`ora difficile capire come si riuscisse a lucidare fino a un punto tale le superfici senza cancellare né intaccare minimamente gli strati cromatici.

A partire dagli anni trenta dell`Ottocento, la bottega più celebre, creativa e produttiva di tutta Italia era quella dei Fratelli Della Valle a Livorno. Coniugando la tradizionale tecnica degli intarsi con la pittura in scagliola, il loro laboratorio produsse molte composizioni raffiguranti paesaggi, vedute delle più famose città italiane e soggetti storici. Queste opere erano intrise di spirito romantico per cui godevano di un particolare successo internazionale. Ne furono prescelti dei campioni per la prima esposizione mondiale, svoltasi a Londra nel 1851, con l`obiettivo di rappresentare il valore dell`artigianato italiano nel contesto mondiale delle creazioni artistiche. Alla mostra di Vilnius sono presenti due opere eccezionali create dalla bottega dei Fratelli Della Valle e provenienti dalla collezione Bianco Bianchi. Si tratta dei piani di tavolo con vedute di Piazza Signoria a Firenze e di Piazza dei Miracoli a Pisa.

La tecnica della scagliola era diffusa anche al di fuori dei confini di Firenze e dell`Italia. Le prime notizie sui manufatti in stucco marmorizzato nelle terre tedesche risalgono pure alla fine del XVI secolo. A differenza dell`Italia, in Germania, la produzione della scagliola era strettamente legata alla corte dei sovrani come appannaggio esclusivo delle manifatture di Stato. La tecnica della scagliola era conosciuta, ad esempio, in Boemia, in Inghilterra e in alcune altre parti d`Europa. Nei secoli XVII –XVIII diventavano sempre più numerosi i cittadini della Repubblica delle Due Nazioni che compivano un viaggio in Italia o ci si stabilivano per motivi di studio. Anche se in Lituania mancano ancora ricerche specializzate sui riflessi dell`arte della scagliola nel nostro paese e nessun dato esplicito è stato ancora riscontrato nelle fonti storiche, il fatto che la scagliola risulti assai affine alla tecnica decorativa del finto marmo ampiamente diffusa nella decorazione di molte chiese lituane nell`abbellimento degli altari e in altri aspetti giustifica, tuttavia, l`ipotesi che tale tecnica potesse essere conosciuta. Manufatti di questo genere potevano essere presenti nelle residenze della nobiltà lituana e dei gerarchi ecclesiastici sensibili alle mode italiane di quei tempi. Inoltre, i legami politici, culturali e artistici fra Lituania e Toscana durante il Rinascimento e il Barocco erano assai intensi, mentre le tradizioni artistiche italiane vi trovavano un terreno molto favorevole.

Il grande successo di questa tecnica è in parte dovuto anche al fascino illusionistico che la scagliola, arrivando a imitare altri materiali, riesce a produrre nello spettatore, suscitando un vero e proprio piacere estetico. Gli ideatori della mostra al museo Palazzo dei Granduchi di Lituania sperano dunque che le meravigliose opere in scagliola, antiche e contemporanee, suscitino molto interesse tra il pubblico e siano un`occasione unica per conoscere e richiamare alla memoria le antiche tecniche artistiche, per ammirare le raffinatissime immagini, gli splendidi ornamenti, le celebri vedute italiane, e infine per lasciarsi incantare dai colori di Firenze.

Sotto il Patrocinio di
Comune di Vilnius e Sindaco Remigijus Šimašius
Comune di Firenze e Sindaco Dario Nardella

Partner della mostra
Accademia d’Arte di Vilnius

Prestatore delle opere esposte
Laboratorio Bianco Bianchi (Firenze, Italia)

Curatrice della mostra
Daiva Mitrulevičiūtė

Consulente della mostra
Dott.ssa Dalia Klajumienė

Coordinamento della mostra
Eduardas Kauklys

Ideatori della mostra e dell’area espositiva
Dalius Avižinis
Dott. Vydas Dolinskas
Daiva Mitrulevičiūtė

Coordinamento del programma didattico
Vida Kaunienė
Rūta Kaupaitė
Doc. Alvydas Mandeika

Coordinamento editoriale
Gintarė Skujutė

Coordinamento tecnico dell’allestimento
Kęstutis Karla
Eduardas Kauklys


2015-11-16
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